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Intervista rilasciata dall’Ambasciatore Cospito al giornale Capital

Clicca qui per visualizzare l’intervista apparsa sull’edizione n.1 del 2013 del giornale Capital.

Interviu Capital

(Fonte http://www.capital.ro/detalii-articole/stiri/daca-italia-dispare-20-dintre-romani-raman-fara-venituri-176386.html)

Traduzione dalla lingua romena

Intervista con S.E. Mario Cospito, Ambasciatore d’Italia a Bucarest
“L’unica possibilità di crescita economica, tanto per l’Italia quanto per la Romania si trova all’estero: le esportazioni e gli investimenti stranieri”

Dopo quattro anni in Romania, Mario Cospito avrà un incarico importante al Ministero dello Sviluppo Economico italiano. Continuerà a rimanere Ambasciatore, l’Ambasciatore della Romania tra gli imprenditori italiani

Catalin Alistari

 Capital: Egregio Ambasciatore, le Autorità italiane hanno dichiarato di recente che il Paese ha superato la crisi. La notizia è sorprendente,  visto che, solo un anno fa, l’Italia era tra i principali Paesi in difficoltà dell’UE.  Come si è arrivato a questo risultato?
 Mario Cospito: E’ molto facile capire con l’aiuto della matematica. Alla fine del 2011, allorquando il Presidente Napolitano ha chiamato il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, a governare l’Italia, lo spread delle obbligazioni italiane era di 600 punti percentuali oltre a quelli tedeschi e gli interessi erano del 7,1%. Era completamente insostenibile. Adesso, dopo che Monti ha concluso un anno di governo, lo spread ha raggiunto 280 punti percentuali. Praticamente, il primo obiettivo è stato raggiunto, quello che il debito italiano sia sostenibile. Il secondo obiettivo del Presidente Monti è stato l’equilibrio del deficit pubblico che a nostro avviso nel 2013 sarà raggiunto. L’Italia diventa cosi’ l’unico Paese fortemente industrializzato che avrà un eccedente budgetario con pareggio di bilancio nel 2013. Se prendiamo in calcolo anche gli interessi al debito esterno, abbiamo in questo momento un deficit pubblico dell’1% e entro la fine dell’anno raggiungeremo lo zero. Ovviamente, i risultati hanno riportato fiducia agli imprenditori e adesso la differenza tra l’Italia e gli altri Paesi della zona euro, non voglio nominarli, è che allorquando si mettono in vendita titoli di Stato italiani la richiesta supera due-tre volte l’offerta.

 Capital: Che misure sono state prese a livello interno per raggiungere questo risultato internazionale?
 MC: Esattamente come nell’espressione romena, sono state necessarie “lacrime e sangue” (lacrimi şi sânge – n.r.). Il Presidente del Consiglio Monti è stato costretto a aumentare immediatamente le tasse e a ridurre le spese pubbliche. Gli stipendi dei pubblici ufficiali sono congelati da due anni, sin dai tempi di Berlusconi. E’ stata introdotta una tassa di solidarietà relativa al fatto che tutti i redditi personali superiori a 100.000 euro all’anno sono sottoposti all’imposta aggiuntiva del 10%. Sono state introdotte anche imposte sulle case e sono stati rivisti alcuni benefici di natura fiscale. Poi, a partire da questo mese, in Italia gli uomini vanno in pensione a 66 anni e 3 mesi, mentre in due anni sarà raggiunta l’età di pensionamento di 68 anni. Per le donne l’età cresce da 62 a 65 anni. La misura avrà un impatto importante sul bilancio. perchè l’età di pensionamento ridotta era uno dei problemi dell’Italia. Le misure di austerità hanno avuto un impatto negativo sulla crescita economica e sul consumo. Il PIL è diminuito di circa 3% e si spera di ottenere quest’anno una crescita economica positiva. Non è tutto nero, le esportazioni, ad esempio, vanno benissimo. In più, in Italia abbiamo le elezioni, voteremo il 24-25 febbraio. Quando avremo un nuovo Governo, appariranno altre misure simili. Pero’, possiamo dire con certezza che l’Italia non si annovera tra i “malati dell’Europa”, anche se cio’ significa altri anni di sacrificio per il popolo italiano.

Capital: La Romania ha già attraversato l’austerità. Adesso il Governo Victor Ponta auspica un programma di incentivi riguardanti l’economia. A Suo avviso è giusto o c’era ancora bisogno di cautela?
 MC: Le decisioni prese dal Governo Boc sono state durissime, pero’ inevitabili. Voi, i romeni, dovete decidere se sono state giuste. La differenza rispetto all’Italia è che la Romania ha richiesto il sostegno agli istituto di credito internazionali, ha preso un prestito di 15 miliardi di euro al FMI. Il credito deve essere rimborsato o rinnovato, e cio’ porta a politiche governative speciali. Comunque, il Governo Ponta deve restituire ai dipendenti quello che hanno perso in questi anni, come potere d’acquisto.
 Inoltre, lo dico apertamente, tanto per la Romania quanto per l’Italia, in questo momento esiste un’unica possibilità di crescita economica, soltanto dall’estero. Più esportazioni e più investimenti stranieri. E’ fondamentale. La Romania ha un’altra risorsa, i fondi strutturali europei che devono obbligatoriamente essere utilizzati. Guardi, avete avuto circa 30 miliardi di euro a vostra disposizione per il periodo 2007-2013. Avete assorbito intorno a 3 miliardi di euro e, nello stesso tempo, avete preso in prestito 15 miliardi di euro dal FMI. Parlavo con l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Romania, Mark Gitenstein, il quale non capiva bene quale è la storia dei fondi eurupei, e lui non capiva perchè devi prendere in prestito 15 miliardi di euro quando hai a tua disposizione 30 miliardi che non puoi spendere. Se non riuscite a spendere questi soldi, è davvero un fallimento. Poi, bisogna favorire gli imprenditori stranieri. La Romania è passata dagli investimenti stranieri di miliardi a qualche decina di milioni l’anno scorso. E’ una situazione che non puo’ essere accettata.

 Capital: Che cosa significherebbe favorire gli imprenditori stranieri, in questo caso gli italiani, i più numerosi e tra i più importanti imprenditori stranieri nella Romania?
 MC: Senza esagerare, ogni giorno ricevo italiani che intendono investire in Romania, Il più grande problema per loro è la burocrazia, il numero grande di documenti e di autorizzazioni necessarie. Sarebbe opportuno una specie di one-stop-shop per loro. Bisogna creare uno sportello unico, dove ottenere tutte le autorizzazioni per gli investimenti, altrimenti tra tanti impiegati puo’ trovarsi uno corrotto. Il secondo problema è l’infrastruttura, e qui riportiamo l’argomento dei fondi europei. Non è normale arrivare in macchina da Bucarest a Timisoara, 500 km, in 8-10 ore. L’infrastruttura è necessaria per primo agli imprenditori, ma anche ai turisti. La terza questione riguarda la privatizzazione e la liberalizzazione di alcuni settori economici ancora in mano allo Stato, come le ferrovie o gli aeroporti e i porti. Dovrete mettere l’accento sulle opportunità nei settori economici. L’ho detto mille volte: in Romania avete la miniera d’oro di Rosia Montana, ma la vera miniera d’oro è l’agricoltura. Il PIL puo’ crescere di molti punti attraverso gli investimenti in agricoltura. Avete bisogno di know-how, che noi, gli italiani, abbiamo. L’Italia è il secondo grande esportatore mondiale di prodotti agroalimentari, possiamo dunque collaborare più strettamente. L’energia è un settore sempre importante, anche qui siamo molto presenti, attraverso Enel e imprenditori in energia alternativa.

 Capital: A quanto valuta gli investimenti italiani nell’agricoltura romena?
 MC: Dai dati che abbiamo a disposizione, sono circa 330.000 ettari di terreno agricolo coltivati dagli italiani, ma in realtà sono di più. Ferrero, ad esempio, ha investito a Lugoj in un’unità per la coltivazione dei noccioli. E’ un momento importante. Anche Ferrero e altre compagnie italiane hanno investito fino adesso in Turchia, Siria, Giordania, in genere nell’Asia. La Romania è nell’UE, dunque sicura e molto vicina all’Italia. Conosco molti imprenditori interessati a venire qui, a coltivare mais o grano per la pasta.

 Capital: Quanti posti di lavoro hanno creato gli imprenditori italiani in Romania?
 MC: La ringrazio per la domanda. Dai nostri dati risulta che si tratta di 800.000 posti di lavoro. Tenete conto del fatto che in Italia lavorano circa 1.2 milioni di romeni. Parliamo di 2 milioni di posti di lavoro e se aggiungiamo anche le famiglie, sono 4-5 milioni di romeni. Se domani mattina l’Italia scomparisse, il 20% dei romeni rimarrebbero senza redditi. E’ uno scherzo, ma fino a un certo punto. La relazione tra la Romania e l’Italia è in questo momento eccezionale per entrambe le parti. Il mio unico rammarico, dopo quattro anni in Romania, è che i nostri politici non capiscono forse pienamente quanto sia importante questa relazione. La relazione tra di noi è essenziale in questa parte dell’Europa e non sono a livello bilaterale, ma anche per la comunità. Nel sud-est dell’Europa si possono creare delle sinergie strategiche tra di noi per promuovere i nostri progetti a Bruxelles. Noi lo facciamo già, vi abbiamo sempre sostenuto nella questione Schengen o per quanto riguarda la prospettiva finanziaria del prossimo periodo. Ci sono anche settori strategici, come l’energia, dove possiamo collaborare. Vorrei sottolineare che, mentre i nostri popoli si rendono conto dell’importanza della relazione, a livello politico c’è ancora posto per miglioramenti.

 Capital: Quanto rappresentono gli investimenti in Romania del totale degli investimenti italiani oltre i confini?
 MC: Per quanto riguarda il numero delle società a capitale italiano, la Romania è chiaramente il primo Paese. Le faccio un esempio: in altri Paesi importanti per noi, la Serbia, la Croazia o l’Albania, ci sono fino a 1.000 compagnie italiane in ogni Paese. In Romania sono registrate 33.000. In termini di scambi commerciali la Romania è il quattordicesimo partner economico dell’Italia. E’ moltissimo se pensiamo che 20 anni fa neanchè esisteva. Rappresentate per noi un partner medio grande.

 Capital: Alla fine di questo mese conclude il Suo mandato in Romania e al rientro in Italia avrà un incarico importante al Ministero dello Sviluppo Economico…
 MC: E’ vero, avete ottime “spie”. L’incarico è di consigliere diplomatico all’equipollente del vostro Ministero dell’Economia. Il Ministero nostro è più grande e radduna l’industria, l’energia, il commercio estero, le comunicazioni e i trasporti. E’ un megaministero con un ministro, il cui consigliene diplomatico saro’ io, ai quale sono subordinati più segretari di Stato per ogni settore.

 Capital: Nel Suo nuovo incarico avrà una parola importante da dire, anche nelle relazioni economiche con la Romania. Che cosa si potrebbe fare in tal senso?
 MC: Ovviamente.Insistero’ per gli investimenti nei settori dei quali parlavo prima. Insistero’ per il coinvolgimento delle società italiane nei progetti di infrastruttura romeni, cosi’ come non vedo alcun problema per altre compagnie italiane ad investire nel settore dell’energia. Ma, come dicevo, il più importante mi sembra lo sforzo congiunto a Bruxelles. Noi, italiani e romeni, non dobbiamo dimenticare l’importanza dell’UE. Ogni piccola decisione europea, sia che riguardi la compatitività economica, sia l’energia, puo’ avere un impatto enorme a casa nostra. In mezzo possono stare migliaia di euro. Qui dobbiamo fare fronte comune per difendere gli interessi comuni.